Il culto di Sant’Antonio Abate a San Cesario di Lecce affonda le sue radici in un passato lontano, ben documentato dalle fonti ecclesiastiche. La testimonianza più antica risale alla visita pastorale del 1641 del vescovo Luigi Pappacoda, un momento fondamentale per ricostruire la geografia religiosa del centro abitato in età moderna.

Nel resoconto della visita, dopo aver esaminato la Chiesa Madre e gli altari principali, il vescovo passa in rassegna le cappelle presenti nel paese. Subito dopo la chiesa dell’Immacolata, viene menzionata una cappella dedicata a Sant’Antonio Abate. È un dettaglio significativo: la struttura viene descritta come già in rovina, segno evidente che la sua edificazione doveva risalire ad alcuni secoli prima del 1641. Si trattava di una cappella sorta per devozione del popolo.
Il vescovo Pappacoda, attenendosi ai dettami del Concilio di Trento, intimò il restauro dell’edificio entro due mesi. In caso contrario, ne avrebbe ordinato l’abbattimento e la collocazione di una croce sul sito, a memoria della chiesa demolita. Di quella cappella oggi non resta traccia materiale, ma la sua menzione rappresenta il primo segno documentato della presenza del culto di Sant’Antonio Abate a San Cesario.
la tradizione orale: La focara dei fabbri
Accanto alle fonti scritte, un ruolo centrale è svolto dalla tradizione orale. Fino a circa sessant’anni fa, in occasione della festa del santo, il paese allestiva la focara, un falò rituale tipico delle comunità salentine. A San Cesario veniva acceso nel largo antistante il Calvario ed era curato interamente dalla categoria dei fabbri e dei ferrai, che si facevano carico dell’organizzazione e della preparazione del rogo. È un ricordo ancora vivo nella memoria di chi ne ha sentito parlare direttamente dai testimoni dell’epoca.
Il culto oggi
Negli anni più recenti, il culto di Sant’Antonio Abate ha trovato una nuova collocazione all’interno della chiesa parrocchiale di Sant’Antonio da Padova. Circa sette anni fa è stata infatti introdotta una statua del santo, realizzata in cartapesta da Antonio Calogiuri di Lizzanello, artista formatosi nella storica bottega dei fratelli Malecore, una delle più importanti della tradizione leccese.
La statua di Sant’Antonio Abate è stata donata alla parrocchia in memoria di una benefattrice, Pascali Candida. Da allora, ogni anno, il 17 gennaio, nel pomeriggio si svolgeva la benedizione degli animali sul sagrato della chiesa, seguita in serata da una messa solenne dedicata al santo, tradizionalmente molto partecipata dalla comunità.
Pur non essendo chiaro oggi quale sia il grado ufficiale della celebrazione liturgica, resta evidente come il culto di Sant’Antonio Abate continui a rappresentare un filo che lega il passato e il presente di San Cesario: dalle cappelle scomparse e dai falò popolari, fino alle forme attuali di devozione, custodite nella vita parrocchiale e nella memoria storica del paese.


